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Giada Capece

Regime forfettario, ritenuta d’acconto e altre frivolezze

No, non puoi vendere su Etsy senza partita IVA, e altri segreti del fisco italiano finalmente svelati.

Regime forfettario 2022: quali sono i requisiti? La fatturazione elettronica è obbligatoria? Posso vendere online con la ritenuta d’acconto? Ma soprattutto: le devo pagare le ta$$e? L’amara risposta a quest’ultima domanda è sì, ma abbiamo cercato di andare un po’ più a fondo nella questione in diretta con Giovanna Russo e Laura Benetti, che con B-Garage si occupano di gestione consapevole per piccoli business, e questo è quello che ci siamo dettǝ.

Per vendere corsi online devo iscrivermi in camera di commercio?

Partiamo dalle basi: quando apri la partita IVA la prima cosa da decidere insieme allǝ tuǝ commercialista è l’inquadramento fiscale. L’inquadramento fiscale ha a che fare con quello che fai di lavoro, con quello che vendi. Se vendi solo consulenze, allora sei unǝ liberǝ professionista, se, invece, vendi anche prodotti, allora sei una ditta individuale e devi iscriverti in camera di commercio. La chiave sta tutta in quei «solo» e «anche»: in sostanza, se sei inquadratǝ come ditta individuale, puoi vendere qualsiasi cosa, mentre se sei inquadratǝ come liberǝ professionista, puoi vendere solo consulenze, e se vuoi vendere anche prodotti, devi cambiare inquadramento fiscale.

Per capire qual è l’inquadramento giusto per te, la cosa migliore è davvero parlarne con lǝ tuǝ commercialista, perché anche persone che fanno lo stesso lavoro potrebbero avere bisogno di un inquadramento fiscale diverso a seconda della loro offerta specifica. Ad esempio, unǝ fotografǝ che vende solo servizi fotografici è unǝ consulente, ma unǝ fotografǝ con un negozio è unǝ imprenditorǝ. Analogamente, unǝ graficǝ è generalmente unǝ consulente, ma se vuole mettere su un ecommerce e venderci i suoi poster, allora deve diventare unǝ commerciante. Anche se vuoi vendere formazione online – corsi online, ebook – a meno che non si tratti di qualcosa di davvero occasionale, devi essere inquadratǝ come ditta individuale e iscriverti in camera di commercio.

I qui pro quo di solito derivano da questa cosa qui: se sei unǝ liberǝ professionista, e non hai un albo professionale e una cassa previdenziale associata, allora sei in gestione separata, che vuol dire che paghi le tasse in percentuale sui tuoi ricavi, sia che tu sia in regime forfettario, sia che tu sia in regime ordinario, mentre se sei una ditta individuale paghi un fisso trimestrale all’INPS: circa 600 euro ogni tre mesi se sei in regime forfettario, circa 900 euro ogni tre mesi se sei in regime ordinario, indipendentemente da quanto guadagni. Lo sappiamo: pagare un fisso spaventa, mentre sapere che se guadagni zero allora pagherai zero di tasse sembra molto più rassicurante. Però il punto è questo: l’inquadramento fiscale non dovrebbe dipendere da considerazioni di tipo fiscale e previdenziale, ma da quello che fai: se sei unǝ consulente hai un inquadramento, se sei unǝ commerciante o imprenditorǝ ne hai un altro. E soprattutto: parlane con lǝ tuǝ commercialista, perché a seconda della tua situazione, pagare quel fisso lì per te potrebbe essere anche più conveniente rispetto a pagare una percentuale sui ricavi.

Il regime fiscale invece, semplificando all’osso, dipende da quanto guadagni. I regimi fiscali sono due: il regime forfettario e il regime ordinario.

Ditemi tutto sul regime forfettario

Il regime forfettario, come abbiamo detto, è un regime fiscale, e non ha niente a che fare con il tuo inquadramento fiscale: puoi essere in regime forfettario sia sei inquadratǝ come liberǝ professionista, sia se sei inquadratǝ come ditta individuale. Non si applica invece alle società.

Il regime fiscale dipende da quando guadagni e determina quante tasse paghi. Per stare nel regime forfettario devi soddisfare i requisiti che agevoliamo qui di seguito in un pratico elenco puntato:

  • incassare meno di 65k euro all’anno;
  • se sei anche un dipendente, guadagnare meno di 30k euro all’anno dal tuo lavoro da dipendente;
  • spendere meno di 20k all’anno in collaboratori.

I vantaggi del regime forfettario sono:

  • non sei tenutǝ a una sequela di beghe burocratiche sorprendentemente tediose, come contabilità e studi di settore, e per ora non sei obbligatǝ a fare la fattura elettronica;
  • non paghi l’IVA;
  • paghi le tasse su una percentuale di quello che incassi – incassi, non fatturi: bonifici in entrata – che dipende dal tuo codice ATECO;
  • la percentuale che paghi in tasse è relativamente bassa: 15% in generale, addirittura 5% per i primi cinque anni di attività.

Allora sono tutte rose e fiori è passare al regime ordinario è necessariamente un atto di masochismo? Non è detto. Quelli che potrebbero sembrare dei vantaggi, per qualcunǝ o a un certo punto della tua attività potrebbero diventare dei limiti.

Ecco un po’ di casi in cui per te essere in regime forfettario potrebbe essere addirittura svantaggioso:

  • se sei in regime forfettario, scarichi i costi come un forfait, appunto, e non in modo analitico: questo può convenirti se hai pochi costi, ma se hai tanti costi – un laboratorio, macchinari, strumenti, materie prime, collaboratori – potrebbe decisamente convenirti portarli in detrazione;
  • se sei nel regime forfettario non sei tenuto alla contabilità: questo può essere un problema, perché può portarti a non sapere quanti costi hai e in generale a non avere grande consapevolezza dell’andamento finanziario della tua azienda;
  • la paura di superare i 65k euro di ricavi può frenarti dal prendere decisioni utili alla crescita della tua attività. Pensaci: c’è qualche investimento che stai rimandando per non avere un costo che non potresti portare in detrazione o non stai prendendo unǝ cliente o lanciando un nuovo prodotto o servizio per paura di guadagnare troppo e uscire dal regime forfettario? Forse è arrivato il momento di chiamare lǝ tuǝ commercialista e prendere seriamente in considerazione il regime ordinario.

Va bene, parliamo di questo regime ordinario

Il regime ordinario è quello che succede quando la tua attività cresce e non stai più nei limiti di cui prima. Quindi, prima di tutto: è una bella notizia, vuol dire che stai andando bene! Non lo neghiamo, c’è qualche grana in più a cui pensare: devi tenere la contabilità, trasmettere con regolarità le fatture allǝ commercialista, devi pagare l’IVA, cambia la tassazione.

Ma quello che vorremmo davvero fare qui è sfatare qualche mito sul regime ordinario, perché ti faccia almeno un po’ meno paura quando avrai finito di leggere questo articolo:

  • non è vero che stare nel regime ordinario vuol dire per forza pagare più tasse: come abbiamo visto, se hai tanti costi, poterli portare in detrazione potrebbe addirittura farti pagare meno tasse che se fossi nel regime forfettario;
  • le tasse si devono pagare, ma le tasse si possono anche rimandare, rateizzare, ridiscutere;
  • non è vero che se esci dal regime forfettario non ci puoi rientrare.

I nostri consigli sono: trovare un modo per automatizzare l’accantonamento delle tasse (ad esempio, su un conto dedicato) per non averne troppa paura – un po’ sì, dai, è normale – e parlare con lǝ tuǝ commercialista. Alla fine quello che conta è riuscire a metterti in tasca lo stipendio che vuoi alla fine del mese, e lǝ tuǝ commercialista è sicuramente la persona giusta per aiutarti a capire come farlo. Ad esempio, nel tuo caso potrebbe anche convenire pensare ad una società: come società hai anche molte più possibilità di accesso al credito.

Posso aprire partita IVA se sono un dipendente?

In generale se lavori nel privato sì, a meno che non ci siano clausole che lo vietino nel tuo contratto. Se lavori nel pubblico devi chiedere un’autorizzazione. Per stare nel regime forfettario, devi guadagnare meno di 30k dal tuo lavoro da dipendente. In questo caso la persona giusta a cui rivolgersi per qualsiasi chiarimento è unǝ consulente del lavoro.

Posso vendere su Etsy senza partita IVA?

La domanda delle domande: la risposta è no. Vendere su Etsy – o su un qualsiasi altro ecommerce – è come avere un negozio aperto 24/7, indipendentemente da quanto guadagni: non solo devi avere la partita IVA, ma devi anche essere inquadratǝ come commerciante ed essere iscrittǝ in camera di commercio. Alcune piattaforme di ecommerce si sono già adeguate: ad esempio, Shopify controlla che tu abbia la partita IVA quando ti iscrivi.

Ma non posso vendere online con la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto va bene per il lavoro occasionale se guadagni meno di 5k euro all’anno. Qui il focus non sono i 5k euro, ma il lavoro occasionale: se la tua attività è continuativa – come avere un ecommerce aperto 24/7 – non è lavoro occasionale e non puoi fare la ritenuta d’acconto, anche se guadagni meno di 5k euro all’anno.

Due parole anche sull’essere hobbista: sei hobbista se fai qualche mercatino – deve essere sempre un lavoro occasionale, quindi meno di 30 giorni – ma, ancora una volta, non se hai un ecommerce aperto 24/7.

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