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Non so più dire di no

Nell'esatto momento in cui siamo arrivati dove volevamo arrivare, ci siamo persi. Saremo di nuovo capaci di tornare a ritrovarci?

Pubblicato il 30 Maggio 2022

Perché sono qui a lavorare di notte, all’ultimo, in diretta dall’inferno, con le bombe fuori, per un cliente che non avrei mai dovuto prendere e a cui avrei dovuto dire – da subito – di no?

Tutti gli episodi

Stagione 2

  1. Il trailer della seconda stagione, finalmente
  2. Ci hanno chiuso Instagram
  3. Non so più dire di no
  4. La patata bollente

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  • Grazie per aver sfatato il mito del “no”, nel senso: negli eventi per freelance la fanno facile a dire “bisogna dire no”, ma poi è diverso quando arriva un preventivo, il lavoro è promettente, il cliente sembra serio, tutto risulta normale…e ci si ritrova all’inferno. Purtroppo i clienti non ce l’hanno scritto in fronte “sono un cliente from hell!” oppure “questo lavoro si rivelerà un inferno”! Inevitabile cascarci…se esistesse un software per riconoscere la puzza del cliente form hell, anche quando è vestito bene o casual, lo comprerei subito. Nel frattempo, mi rassegno che sicuramente mi ricapiterà, ogni tanto, nonostante tutte le accortezze.

  • Grazie!!! Una testimonianza duramente realistica, soprattutto per chi interpreta il ruolo di fruitore di servizi cercando e provando ad essere intellettualmente onesto con i propri valori, nel rispetto delle esigenze del cliente (che spera in un verdetto diverso e va oltre…). Quanta teoria e ascolti in cui perdersi tra le maglie dell’online, con magre consolazioni…provare il non prendersi e prendere troppo sul serio il tutto e fermarsi ogni tanto, unica cosa almeno per me, che possa valere, sorridendo, nonostante tutto…

  • Mi sono ritrovata molto in questa puntata del podcast. Non sono freelance ma ho appena lasciato un lavoro che mi pagava molto bene per cercare qualcosa più in linea con i miei bisogni attuali. Mi è piaciuto molto il discorso di non compromettere la propria chiarezza mentale per inseguire cose che ti allontanano dal tuo centro. Certo, non è sempre possibile dire di “no”, a volte le circostanze della vita non lo permettono, però è anche vero che è un’attitudine che si impara con l’esperienza… alla fine anche le offerte che non potremmo mai rifiutare si possono rifiutare eccome! Io sono cresciuta in un ambiente lavorativo talmente precario in cui ho sempre dato per scontato che qualsiasi offerta, ovunque fosse, per qualsiasi mansione, andasse accettata. Ora che mi sono presa una pausa, sono passata per la maggior parte delle persone che incontro da stacanovista dell’anno a nullafacente dell’anno. Non so ancora dire se il mio “no” è stata la scelta giusta però è molto liberatorio sapere riconoscere i bivi e scegliere da che parte andare. A lungo, invece, ho avuto l’impressione di trovarmi su una scala mobile che mi portava sempre più in alto ma da cui non potevo più scendere. Aspetto la prossima puntata :)

  • Partendo dal presupposto che anch’io ormai sono quasi sempre nella posizione di poter dire dei no, per fortuna, provo a ribaltare la questione:

    se soffrire per qualche lavoro un po’ di merda ci permettesse di dedicare più tempo a energie a quelli che amiamo davvero?
    O di recuperare una quota di tempo libero? O di recuperare quel tot che ti serve per fare quell’investimento di cui hai bisogno per crescere?

    Intendo dire: un inferno di 2 mesi per una cifra molto consistente forse può avere comunque un suo senso. Se resta l’eccezione e c’è consapevolezza nella scelta, intendo

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