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«Chi vende di più ottiene il punteggio più alto»

Vendere è bello e pulito. Tanti lo considerano un atto disdicevole, ma non c'è niente di più dignitoso del costruirsi la vita che si desidera grazie al fatto di essere riusciti a vendere bene il proprio lavoro

Uno dei motori nella mia vita professionale è la spinta della vendita. Io amo vendere, da sempre. Quando facevo l’università lavoravo come promoter nei supermercati e dovevo vendere prodotti talvolta assurdi di cui sapevo pochissimo. Lo facevo con un entusiasmo che, col senno di poi, definirei immotivato. Mi sentivo in una specie di gioco in scatola, in cui chi vende di più ottiene il punteggio più alto. Questa è una cosa vera tutt’ora – ma per fortuna ora vendo cose che mi piacciono.

Quando ho incontrato Ivan e ho iniziato a dargli una mano con il suo piano marketing mi sono scontrata con una realtà opposta alla mia. Qualunque cosa decidessimo riguardo alla promozione della sua attività, il risultato sarebbe stato uno e uno solo: non l’avrebbe mai messa in pratica.

L’argomento di oggi ci tocca da vicino: si parla di vendere, o meglio ancora di vendersi. Una cosa che a me piace un sacco e che Ivan trova disdicevole.

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  • Avevo scritto su Instagram che, ascoltati i primi due podcast in metropolitana, avrei poi commentato, ma poi ho preso un’altra volta la metropolitana durante la giornata di ieri :) ed ho ascoltato questo terzo podcast e allora non c’è storia. Questo podcast sono io. O meglio, voi due, relativamente al concetto di vendita (di se stessi, fondamentalmente), rappresentate le mie due anime.

    “L’ingresso del soldo nel caveau del mio conto corrente è un momento di grande gioia”. La fatica però anche per me è l’atto della vendita, perchè io “mi vergogno come un verme!”.
    Il concetto di “puttana dell’attenzione” (con tutta la spiegazione che si porta dietro) , che ronzava dentro di me, mi ha finalmente liberata! Ora il disagio, il senso di sporcizia e di inadeguatezza che ho sempre vissuto ha un nome ed un cognome.

    Molto del mio disagio deriva dalla parola stessa “vendere”: mi è sempre sembrata una cosa non opportuna e non elegante sia “vendere” uno dei miei servizi professionali, sia in genere “vendere” un servizio di qualsiasi professione “canonica”.

    Quindi qual è il problema? Il problema è che quando ascolto il pensiero di Enrica mi dico: cavolo, per lei vendere è la cosa più bella del mondo, perchè “non c’è niente di più dignitoso del costruirsi la vita che si desidera grazie al fatto di essere riusciti a vendere bene il proprio lavoro” ed io sono d’accordo anche con lei!

    Anche io lavoro con il mio compagno e, tra i due, l’estroverso è lui, ma sono io quella che cerca di far notare il nostro lavoro online e sono io quella che due giorni fa lo ha trascinato in un’intervista e in un servizio fotografico per una rivista che ci ha contattato. E allora mi domando: forse questo è vendersi di meno rispetto allo scrivere “comprate questo servizio”?
    Tante, tante cose su cui riflettere.

    Per concludere, tutto questo per me questo c’entra moltissimo anche con il concetto di obiettivi da porsi di cui avete discusso nel primo podcast. Come posso fissare degli obiettivi per quello che amo di più fare e poi trovare disdicevole propormi per fare io quelle cose che amo tanto?
    Poi vero è che ognuno di noi deve trovare il proprio modo di vendere, il proprio tono di voce anche nella vendita, senza snaturarsi.

  • Ciao ragazzi, complimenti per l’ottima regia :) musiche bellissime e inserite ad hoc, conversazioni accattivanti e contenuti interessanti. Bravi, come sempre! :) Il tema della vendita è sempre un pò difficile se non addirittura un pò scabroso, per i suoi risvolti imbarazzanti. Un bravo venditore alla fine vende se stesso e prova piacere sia nel dare che nel vedere gli altri contenti di ricevere. Mentre chi non sa vendere, vorrebbe tanto poterlo fare se non altro, per il mero vantaggio economico, ma vergognandosi finisce per farsi desiderare e sembrare altezzoso.

    Io appartengo a questa seconda categoria, dunque come Ivan non so vendere, detesto vendere! In passato ho persino alzato molto il prezzo di un servizio, nella speranza inconscia (mica tanto) di non trovarmi nella situazione di doverlo vendere e quindi di dover spiegare, porgere, concedermi. E la cosa pazzesca che l’ho venduto, perché sulla bontà del servizio non c’era nulla da ridire, nel senso che il mio lavoro mi piace, lo svolgo bene e le persone sono sempre state contente.

    Invece ammiro le persone come Enrica che amano vendere e lo dicono apertamente! Con il loro sorriso maliardo sanno far felici gli altri e loro stessi (a cominciare dal proprio portafoglio) ed io li guardo incantata, perché da un venditore bravo, che sa conquistarmi comprerei tutto. Figuriamoci poi se alla bravura si aggiunge pure la bellezza, ed Enrica è pure bella, anzi molto bella (anche struccata), quindi lei per me può tutto! Lo dico in tono simpatico, ma c’è del vero in tutto questo, sfido chiunque a dire il contrario.

    Per concludere, penso che come sempre la verità stia nel mezzo: noi vergognosi e altezzosi, dobbiamo scendere e tirare fuori le nostre doti nascoste, soprattutto se non abbiamo uno stipendio, e chi invece non si vergogna… beh, buon per loro! Peccheranno sicuramente da un’altra parte! :)))))))))))))

  • Anch’io, come Ivan, mi vergogno come una ladra a vendermi. In parte perché sono anch’io una puttana dell’attenzione, ma c’è anche altro. Sono cresciuta in una famiglia dove il padre lavora e la madre (che sta con i figli) si occupa dell’economia. I messaggi pubblicitari di vendita l’hanno sempre infastidita,così come i paghi 2 prendi 3, gli omaggi, e via discorrendo. Si sentiva sotto attacco. Con gli anni non ho potuto fare altro che interiorizzare questo sentimento anche se non mi sembrava: spendo molto, apprezzo le offerte speciali e gli sconti. Ma nel momento in cui mi devo promuovere mi sembra di offenderla, di essere passata “dall’altra parte della barricata”. Mi sembra anche che i messaggi pubblicitari siano davvero invadenti, quindi aggiungere anche i miei mi sembra indelicato: mi sembra di essere quello che ti consola per il lutto e intanto ti vende i servizi funebri.

    Da qualche tempo -sempre troppo tardi- mi sono accorta che questo è un problema. Grosso. Scoprire di non essere solami aiuta, e sentirlo così ben spiegato anche. Grazie mille!!

  • Nasco come Ivan, con dentro di me messaggi del tipo:
    “chi ti vuole vendere ti vuole truffare”
    o
    “chi ti vuole vendere rompe le scatole”
    certo non si vuol essere né l’uno nell’altro professionalmente.
    Nasco così ma ammiro/invidio chi sa vendere e lo sa fare bene come Enrica, perché che sia un prodotto o un servizio se non vendi non mangi, banale ma reale.

    Eh sì, l’inividia, quella che se la sappiamo ascoltare ci dice qual è il desiderio più recondito, così recondito e incompreso che lo schifiamo.
    Ecco io che per tanto tempo “ho schifato” la vendita, in realtà desidero imparare a farlo, perché è l’unico modo per riuscire a guadagnare dal proprio lavoro di liberi professionisti e no, non c’è nulla di male in questo.

  • “Non c’è niente di più dignitoso che vendere il proprio lavoro” questa è la frase che mi ha trasmesso un senso di apertura e pace…sì, perché alla fine, dopo aver visto i condizionamenti educativi (e meno male che erano poco sinistroidi o religiosi sennò chissà come stavo oggi!) o quelli legati all’esperienza ventennale come dipendente, quello che resta è la responsabilità verso sé stessi e la propria autosufficienza ed indipendenza e cosa c’è di più dignitoso di questo? Purtroppo da piccola giocavo con il Dolce Forno, mentre avrei dovuto giocare di più alla Fruttivendola! Quello che mi aiuta è riconoscere il valore del lavoro altrui, perché spesso l’ignoranza di non sapere in cosa consiste mi fa essere critica sui prezzi e quindi poi mi faccio problemi a dare un prezzo al mio di lavoro. Inoltre guardare alla Vision, rende meno egoico quello che faccio e riesco ad essere più realistica. Grazie per questo spazio di condivisione e di riflessione, mi piace molto leggere anche i commenti degli altri, tutti interessanti.

  • Passeggiavo con Celeste nella carrozzina ma ascoltando questa puntata mi sono dovuta fermare, prendere il telefono, andare su internet, fare il login e commentare, è stato più forte di me. Ridevo da sola mentre ascoltando pensavo: “ma ehi, ma sono io!”. Mi ritrovo in maniera perfetta nella descrizione di Ivan. Coloro che vogliono essere al centro dell’attenzione senza cercarla e una volta che la ottengono non la riescono a gestire, ahimè. Personalmente la vivo in maniera duplice questo modo d’essere, momenti di “vabè sono fatta così, faccio le mie cose tranquilla, cuffie musica e via” momenti di super frustrazione in cui invece penso “ecco vedi, è così che si fa, dovrei raccontarmi metterci la faccia ecc ecc”…che fatica.
    (comunque voi sempre super <3)

  • Mamma mia, sono scoppiata a ridere! Lavoro da 10 anni in una casa editrice indipendente e la cosa che mi fa spaccare è che… è così! È esattamente così! Ma se ti fa schifo vendere e ti vergogni dallo a noi il libro, ci pensiamo noi ai lettori che non vuoi.

  • Ivan, io e te gemelli separati alla nascita. Mi ritrovo in tutto quello che hai detto, infatti anche io riesco a produrre benissimo ma faccio molta fatica a vendere i miei prodotti. Inoltre mi sembra, nel vero senso della parola, di denudarmi davanti al mio pubblico. Anche perché nel mio lavoro, il fare ceramica, c’è anche un pezzo della mia anima, una parte molto intima che faccio fatica a presentare anche se poi è proprio quella che in genere piace. Ora un po’ mi è passato ma è ancora rimasto questo pudore che a volte riaffiora,
    Comunque Enrica ha ragione, alla fine poi vendere è bellissimo, ma è l’atto di vendere che sembra un gesto sgarbato. Come l’atto del chiedere soldi.
    Ma mi è piaciuto tanto come ha concluso Enrica: un pò più di entusiasmo!
    Mai come in questo periodo sono motivata a metterci entusiasmo!

  • Ho sempre pensato di avere un rapporto neutro con la vendita. Non mi piace tanto portare attenzione su di me attraverso i social ma tutte le forme di comunicazione più ‘personale’ Come le newsletter, i podcast ma anche la proposta di percorsi quando un cliente viene in studio da me, sono nelle mie corde e mi permettono di ottenere dei buoni risultati.
    Eppure poco tempo fa leggo un post sulla pagina fb della mia insegnante di pilates dove era scritto qualcosa tipo ‘”non sono una che si pubblicizza ma ho fatto questa foto alle mie allieve perché sono proprio brave’. E io mi sono sentita una m ***a perché io comunque faccio in modo di farmi conoscere, io si che in qualche modo mi pubblicizzo. Mi sono sentita meno brava di lei perché cerco di farmi conoscere. Mi sono proprio vergognata. Ho capito che non è proprio un rapporto neutro con la vendita il mio, quindi. La frase di Enrica: non c’è niente di più dignitoso di vendere il proprio lavoro, ecc. mi ha riportato ad una più oggettiva realtà. È stato come un balsamo che non mi concedevo di assumere. O come un pugno in faccia che mi ha dato la sveglia. Come sempre grazie, siete super!

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