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02

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«Questo posto non va più bene per noi»

La realtà, con tutti i suoi limiti, è dura da accettare. E allora via di idealizzazione, con lo sguardo rivolto all'orizzonte, a guardare i santi protettori che più che ispirarci finiscono per immobilizzarci.

Pubblicato il 23 Gennaio 2019

Lo scorso agosto Ivan ed io abbiamo avuto una delle discussioni più furenti da quando abbiamo preso un ufficio fuori da casa. È successo perché abbiamo deciso di smantellare la stanza che avevamo adibito a sala pose – non la usavamo mai – e di arredare da capo la stanza da cui lavoriamo, in modo da adibirla anche a sala pose. Insomma: il nostro ufficio doveva cambiare faccia, in modo da fare spazio alla registrazione dei video.

Un pomeriggio, mentre spostavo i mobili in modo che andassero bene anche come scenografia per i video, Ivan entra e dice di non essere soddisfatto. Così iniziamo a discutere sul lavoro che avevo fatto fino a quel momento, una discussione che si è ingrandita sempre di più. Così tanto che alla fine del pomeriggio Ivan sosteneva che dovessimo disdire l’affitto dello SpazioFigo e traslocare da un’altra parte, perché questo posto non andava più bene per noi.

Oggi riprendiamo in mano questa discussione per parlare di un argomento che ci sta molto a cuore, nel senso che ci litighiamo spesso: l’ideale.

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Commenti 2

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  • Che bravi, l’ho già detto? :-) Riguardo il tema dell’ideale mi viene da dire che è un vissuto comune. Per quanto mi riguarda si è pian piano sfilacciato con l’età e a 45 anni me ne curo molto meno. Forse i motivi non sono legati alle cose che facciamo o che abbiamo, ma è una ricerca di qualcosa che ci faccia sentire valorizzati, quando dentro di noi ci si sente “mai abbastanza” o abbiamo degli schemi ideali di chi dovremmo essere, molto rigidi, a cui non vogliamo rinunciare. Magari sono immagini ideali di noi pure distanti da chi siamo veramente, ma che ne so…a volte ci s’incaponisce e non se ne viene fuori. Poter avere dei limiti ed essere imperfetti è molto liberatorio in fin dei conti.

  • Grazie. Io sono una di quelle che ha sempre iniziato mille cose per poi mollarle prima che iniziassero a dare frutti. Un po’ è che sono eclettica e curiosa ma sono anche pigra e incostante. Sto imparando con l’età (e con l’esperienza di diventare genitore) a coltivare, con pazienza, ripetendo ogni giorno le stesse azioni. Chissà se questo mi aiuterà anche a costruire una professione più soddisfacente. Intanto vi ascolto :-)

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