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«Non ho un obiettivo, non mi ricordo di averne mai avuto uno»

Non ci sono planner comprati a settembre, non ci sono lavagne con scritti sopra gli obiettivi dell'anno, non ci sono calendari mensili o annuali, non ci sono quaderni delle nuove idee, non ci sono buoni propositi: niente di tutto ciò.

Qualche giorno fa eravamo in macchina e ho chiesto a Enrica se aveva voglia di ascoltare l’episodio di un podcast in cui intervistavano Jason Fried – CEO di Basecamp. C’è una frase che lui dice quasi subito all’inizio dell’intervista: «I don’t have routines […] I don’t have any goals, goals are not something that I pay attention to».

Il fatto che Jason dica di non avere un obiettivo, che non si ricordi di averne mai avuto uno è molto interessante perché è l’amministratore delegato di una società che esiste da vent’anni e che ha molto successo, sia economico che culturale. Ed è ancora più interessante perché non è un’impostazione di questo momento, lui dice di aver sempre gestito la sua società in questo modo: «And people are “come on, you must have some goals! Like this or that” but I really don’t remember ever having one. I try to do the best I can at any given situation». Il senso è: non ho mai avuto obiettivi, faccio quella che ritengo essere la cosa giusta da fare in quel momento.

Questo vuol dire che non ci sono planner comprati a settembre, non ci sono lavagne con scritti sopra gli obiettivi dell’anno, non ci sono calendari mensili o annuali, non ci sono quaderni delle nuove idee, non ci sono buoni propositi: niente di tutto ciò. Mentre ascoltavamo Enrica a un certo punto ha messo in pausa e mi ha detto: «non sono d’accordo con niente di quello che sta dicendo».

Così è nata la nostra discussione: le abbiamo dato un nome, che è «L’obiettivo», ed è diventata la prima puntata di questo podcast.

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  • …e se il punto fosse, prima di “avere o non avere un obiettivo”, avere chiaro cosa sia un obiettivo e cosa comporta? Se penso alla mia esperienza, ho questo maledetto istinto di formulare un obiettivo come un bambino che dice “da grande voglio fare l’astronauta” perché ho questa immagine magica dell’omino in tutina e caschetto, che fluttua in assenza di gravità e osserva la Terra da fuori. Se da bambini avessimo consapevolezza del percorso di studi, dei test medici, del training durissimo che si fa prima di [forse, finalmente!] fluttuare nello spazio, magari diremmo vabbè, da grande mi apro un chiosco di limonata sotto casa, che è più facile. Formulare un obiettivo è fichissimo, ma il vero salto di qualità è non voltarsi dall’altra parte al momento di fare i conti con tutta la fatica che c’è dietro, e il tempo che ci vuole, e l’aspettativa che si genera in sé e nelle altre persone. Imparare a faticare è la vera sfida, che ci sia un obiettivo o meno. Potreste farci un corso sopra ;)

  • Mille volte sì sull’imparare a faticare Marta! Forse avere un obiettivo realistico dà più senso a questa fatica (e sul realistico si aprono mille capitoli volendo: cosa vuol dire realistico? È più importante puntare in alto o mettersi nelle condizioni di raggiungere i risultati desiderati?)

  • Anche io sento la necessità di avere un obiettivo per andare avanti e sapere ogni giorno (o quasi) cosa devo fare. Se no mi siedo davanti al PC e fisso il monitor con lo sguardo perso nel vuoto. Ma attenzione, mi servono obiettivi concreti e per i quali sudare, non quella fuffa motivazionale che viene venduta oggi. E, come dice Ivan, bisogna anche cercare di non ossessionarsi con tutti quegli obiettivi numerici tipici del proprio settore. Credo che la chiave stia nel trovare il giusto equilibrio tra obiettivi, desideri, fatica e “numeri”. Grazie per questo podcast, davvero ben fatto! (ora vado ad ascoltarmi gli altri)

  • Credo che la vera difficoltà sia trovare il proprio equilibrio, in base a come siamo fatti.
    Personalità molto creative avranno necessità di darsi obiettivi molto concreti e anche dei tempi di realizzazione, per non fluttuare tra le varie idee tutto il tempo.
    Chi però è molto concreto, pratico e abitudinario avrà magari bisogno di una modalità più aperta.

    Probabilmente l’obiettivo concreto da realizzare giorno per giorno e anche nel tempo per Jason è già talmente interiorizzato che non ha bisogno di porsene altri che altrimenti diventerebbero limitazioni o distrazioni per un ingranaggio perfettamente rodato.

    Personalmente concorso con Enrica, non avere obiettivi chiari diventa pericoloso, perché è vero da un lato che per rendere la vita degna d’essere vissuta va coltivato il principio del piacere, tuttavia è in questo mondo che viviamo, con cui ci incontriamo e scontriamo, per cui va preso in seria considerazione pure il principio di realtà, che visto il valore soggettivo delle percezioni di ciascuno, poi ognuno vive la sua, ma comunque ne va tenuto conto.

  • vi ho ascoltati con molta attenzione e credo che abbiate ragione entrambi. A volte gli obiettivi mi sembrano degli alibi, cioè: lavoro sull’obiettivo e tralascio il quotidiano. Credo che Molti si pongano degli obiettivi irrealistici, ma solo perché non è il momento adatto per il proprio business oppure è troppo fuori target. Io credo nel detto: chi va piano va sano e va lontano. Prima di capire dove devo arrivare tra cinque anni non devo perdere di vista una visione anche settimanale o mensile. I cambiamenti li mettiamo in atto ogni giorno, anche se sembra che siamo fermi allo stesso punto da molto tempo. Ognuno conosce se stesso e ognuno sa, effettivamente, qual è il motore della propria attività e in base a questo bisogna lavorare e a volte può essere anche privo di obiettivi dichiarati.

  • Concordo Francesca, e aggiungo che settacciare via la fuffa dalla non-fuffa sta diventando di per sé un lavoro. ARGH!

  • Grazie Tiziana, mi hai dato materiale su cui riflettere con il discorso degli obiettivi già interiorizzati

  • Grazie Mila, aggiungi un bel tassello. Sul “ognuno conosce se stesso e ognuno sa” ti confesso che ho alzato il sopracciglio: speriamo che sia come dici tu :)

  • Non avere un obiettivo preciso ti distrae enormemente, sono davvero d’accordo, e lo sto provando sulla mia pelle. Anche solo per questo motivo, anche solo per riuscire a concentrarti su poche cose invece di pensare a mille progetti diversi, anche solo per questo, secondo me è indispensabile avere un’obiettivo.

  • A mio avviso, il macro obiettivo nasce nel momento in cui si ‘decide di partire’, tutti gli altri vengono strada facendo.
    E potrebbero essere talmente ben allineati al macro, che non serve metterli nero su bianco.
    Immagino che l’obiettivo principale, per alcuni, sia pagare le bollette e vivere dignitosamente (la differenza poi la fa il concetto di ‘dignitosamente’); il grado di soddisfazione personale: fare ciò che si sceglie, nel miglior modo possibile è assai gratificante e stimolante! e questo può invogliare a spostare l’asticella di numeri o qualità da raggiungere
    Molto dipende anche da carattere e personalità, e concordo con Tiziana sull’interiorizzazione!

    Complimenti, comunque.
    Il vostro è un bel percorso e questo podcast ha un inizio piacevole e interessante

  • Io penso che per porsi obiettivi reali e realizzabili, prima occorra conoscere profondamente sé stessi. Tutti noi siamo influenzati da successi ed insuccessi di chi ci circonda. Tutti noi abbiamo pensato almeno una volta di avere affinità con un percorso altrui per poi capire, più avanti, che questa affinità era solo l’illusione di raggiungere uno status (e non uso la parola traguardo appositamente, perchè credo ci sia una differenza che può contare) ma soprattutto non era affine con la nostra personalità. Come dire: vorrei essere così, ma fare quello che fa l’altro per esserlo per me non funziona. Credo cioè che conoscersi davvero e sviluppare nel tempo il lavoro che davvero fa per noi, passi prima attraverso la consapevolezza del piacere e della soddisfazione di aver costruito per noi il giusto valore, la giusta struttura. Il vestito perfetto per muoversi a proprio agio. Porsi a questo punto uno o più obiettivi diventa naturale. In qualche modo penso quindi che prima di arrivare alla fase degli obiettivi ci sia una grande lavoro precedente che non tutti raggiungono o ottengono con stessi tempi e stesse modalità. Se ci si pongono obiettivi rigidi durante questo percorso, il rischio di perdersi secondo me è altissimo.
    Grazie ragazzi, siete sempre fonte preziosa di riflessioni mature

  • Secondo me Fried, come ci arrivate anche voi alla fine del podcast, voleva dire che non ha obiettivi di crescita. E forse anche è vero che non li ha mai avuti gli obiettivi di crescita. La crescita è solo stata una conseguenza. La donna delle pulizie non ha obiettivi di crescita ma ha l’obiettivo altissimo di rendere felici i suoi clienti con i fiori freschi ad esempio.
    Voler crescere o meno dipende da ciò che siamo ma soprattutto da ciò che abbiamo. Lui probabilmente è completamente allineato tra talento e lavoro. È anche probabile che abbia una buona capacità di delegare. E questo mix (fortunato, diciamolo) gli permette di approcciare una grande ditta come fosse una donna delle pulizie. Io sono della stessa squadra, anche perché ho un lavoro in parte artistico e ho bisogno di sorprendermi, ma mi rendo conto che così facendo, con i mezzi che ho, non potrò crescere granché.
    Ascolto podcast da tempo, mentre faccio altro. È la prima volta che un podcast mi fa fermare e sedere. Bravi!

  • Ciao,
    ho ascoltato con molto interesse la puntata e quello che mi sento di dire a riguardo, ripetendo il consiglio di qualche guru di cui non ricordo il nome, è che è necessario darsi un obiettivo, ma poi bisogna dimenticarlo e agire nel quotidiano. Soprattutto non bisogna darsi un obiettivo numerico: non abbiamo alcun potere sul numero di iscritti attivi mensili, abbiamo potere solo sulle nostre azioni quotidiane. Quindi agiamo ogni giorno per aumentare il numero di iscritti: facciamo i video, i podcast, le sponsorizzazioni su facebook, i post, le migliorie al servizio, attiviamo degli sconti… cerchiamo di capire cosa ha portato più iscritti e cosa ha allontanato da questo obiettivo, continuiamo a fare di più di quello che porta più iscritti e di meno di quello che non porta iscritti.
    Dicono i guru che non bisogna raggiungere un obiettivo ma creare un sistema. Es: voglio correre la maratona, mi alleno mi alleno mi alleno, corro la maratona e bon, ho raggiunto l’obiettivo, smetto di correre. Invece se corro un po’ tutti i giorni, mi tengo in forma, non esagero, posso portare avanti l’allenamento quotidiano sul lungo termine senza fatica. Che è lo stesso problema delle diete: dimagrisco 10 chili, ho raggiunto l’obiettivo, quindi posso riprendere a sfondarmi di dolci.
    Riportando l’attenzione al business: vogliamo aumentare il numero di iscritti, agiamo ogni giorno per fare in modo che accada, ma senza un’ossessione per il numero specifico, su cui appunto non abbiamo alcun potere. Possiamo decidere il numero di video, di post, di newsletter, di nuovi servizi da realizzare ogni settimana/mese/trimestre, e continuare a farlo sul lungo periodo cercando di capire cosa è più efficace e quindi cosa ha senso fare di più o di meno.
    Spero di essere stata chiara.
    Siete in gamba e faccio il tifo per voi!

  • Io per anni sono andata avanti senza obbiettivi chiari, il risultato è stato un hobbie che non poteva diventare un lavoro, quello che facevo tutti i giorni era scrivere post sul blog, il risultato è stato sicuramente una grandissima base di post che ora mi serve ma finchè non ho iniziato a pensare a dove voglio andare e perché non mi è stato possibile lavorare.
    Sia lode agli obbiettivi! Certo scelti bene, con cura e ragionando un po’ privi delle influenze altrui.

  • Assolutamente d’accordo!
    Ritengo necessaria la visione
    Ma le strategie ci chiudono a soluzione creative
    Molti magari hanno molti follower ma riescono poco a raccontare una visione autentica e attraente di ciò che fanno.
    Ed inoltre credo che la visione sia in qualche modo anche un amplificatore potente per ciò che facciamo.
    Noi piccoli abbiamo bisogno di questo!
    Il lavoro poi è implicito…. Non l’autenticità della tua visione.
    Gli obiettivi sono importanti ma plastici per natura e come tali vanno vissuti secondo me.

  • Questa è la puntata più “difficile” per me, ho scelto cosa volevo fare nella mia vita a 17 anni e l’ho fatto per 17 anni ma averlo deciso così giovane ha molto condizionato la mia vita al punto che ero diventata quello che facevo a 360° e questo però, nonostante l’amore per esso, non è stato sano per la mia vita. Rimettere in discussione tutto e ricominciare da zero non è stato facile e per molto tempo ho accumulato solo nuove competenze perché non avevo di fatto ben chiaro un nuovo obiettivo, perciò concordo in pieno con Enrica. In counseling si parla di Visione Bifocale, dove si ha chiara la direzione principale (possiamo chiamarla Vision?) e poi però una visione più stretta sui passi da compiere per mantenere la direzione (Mission?) quindi si procede qualche passo a testa in giù e ogni tanto si guarda l’orizzonte per capire dove si è arrivati assicurandosi di mantenere la direzione. Vero è che la direzione può anche subire variazioni (flessibilità- adattabilità), ma è importante averne sempre una ben chiara e congruente con sé stessi. Quello che la mia esperienza mi ha insegnato è che è molto importante per decidere gli obiettivi, mantenere una relazione sana, consapevole ed amorevole verso sé stessi per essere congruenti con ciò che si fa. Grazie per gli spunti di riflessione e per l’opportunità di condividerle con voi e gli altri iscritti, sono molto interessata anche agli altri commenti.

  • Ciao !

    Alla fine mi avete smosso e per la prima volta nella mia vita invece di ascoltare musica mentre faccio casa/lavoro in auto mi sto dedicando a sentire qualcuno parlare.

    Detto questo credo che l’interpretazione di Ivan della dichiarazione di Jason sia quella esatta.

    Però andando oltre al dualismo chi ha ragione e chi no quello che su tutto mi sta piacendo (sono alla seconda puntata al momento in cui scrivo) è come dal pretesto di un confronto tra colleghi (ma anche marito/moglie, è innegabile) riusciate poi ad allargare il discorso ad un contesto più generale ed ecco che l’ascoltatore è rapito e si sofferma a riflettere sulle tematiche proposte.

    Bravi!!!

  • Siete stra divertenti e decisamente autentici :)
    Nella prima puntata mi siete sembrati strani, nella seconda interessanti, dalla terza vi adoro :D

  • Metto le mani avanti… questo commento non riguarda propriamente questa puntata, è un commento generico sul Podcast che non sapevo dove scrivere.
    Inizio dicendo che mi è piaciuto un sacco, l’ho ascoltato con mio marito (e socio) ed è buffo che in parallelo a voi, anche noi ci siamo messi a discutere dei vari argomenti fino quasi a litigare! (ma niente schiaffi però! :) )
    Comunque la cosa che ci tenevo a dirvi è che abbiamo ascoltato il podcast in macchina e quando parlava Ivan, ogni 5 minuti circa, partiva l’assistente di Google per sapere cosa poteva fare per noi… Ivan, ti sei mai accorto che dici spessissimo “OK”?!

  • Ciao e grazie mille dei preziosi contenuti che mi stata offrendo.
    Sentendo parlare Jason Fried, mi è subito venuta in mente mia nonna, e la sua concezione di lavoro e obiettivo. La prima molto forte ed evidente, la seconda mai menzionata in vita sua.
    Mia nonna non sa cosa siano obiettivo e strategia eppure…eppure è riuscita ad ottenere qualcosa nella vita, una casa di proprietà, una pensione, istruzione per figli etc. Contando che è partita da meno mille, insomma non è poco. I due si assomigliano, perchè in realtà hanno dei macro obiettivi, solo il focus non è sul continuare ad enunciarli, monitorarli etc, bensì sul lavoro concreto che deve essere applicato per raggiungerli.
    Jason Fried secondo me, non vuole dire che gli obiettivi non esistono, forse non esiste nella sua testa l’idea di mettere tutta l’energia che mettiamo noi nell’enunciarli, rivederli etc.
    In fondo poi se ci pensi Enrica lo insegni anche tu, “scritto” obiettivo nella testa, poi dobbiamo “solo” lavorare.
    Spero di aver contribuito in modo positivo, e ancora grazie degli ottimi spunti che mi state fornendo.

  • Ciao ragazzi buongiorno sono Veronica ed ho appena ascoltato la puntata del vostro podcast sugli obiettivi.
    Sono d’accordo con chi dice di non avere obiettivi e vi faccio l’esempio della mia famiglia ha avuto sempre una tipografia e mio padre e mio nonno non si sono mai posti degli obiettivi.
    Ogni giorno andavano in ufficio e facevano il loro lavoro per se stessi e per i clienti e con questo mantenevano la nostra famiglia.
    Questo per dire che forse il vecchio modello di business delle pmi non è mai stato fondato su un sistema di kpi ed obiettivi perché l’animo e la mission era lavorare bene e viver bene. Forse quest’ultimo potrebbe essere individuato come obiettivo ma rientra nel vissuto del fruttarolo come in quello di ognuno di noi. Vogliamo tutti vivere bene.
    Il sistema che ci si è creato intorno non è sempre applicabile ad ogni modello di business soprattutto nei casi in cui non c’è un vero e protetto modello ma solo lavoro onesto quotidiano.
    Ciao e buona giornata

  • I link di questa puntata 🔗

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