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Enrica Crivello

Instagram: cinque trend per l’estate 2019

L'algoritmo al 7%, il plandid, la disarmonia, il finsta, la body positivity. Ok, però è estate, qualcuno mi passa un mojito?

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Parlare dei trend di Instagram per l’estate del 2019 ci fa un po’ strano, noi che la maggior parte del tempo ci chiediamo se ha ancora senso usare i social network e cerchiamo modi per liberarci dalla dipendenza dagli algoritmi.

Ma Instagram è lì per restare – almeno per un po’ – e soprattutto è molto probabile che lì sopra ci sia il tuo e il nostro target. Trovare il modo giusto di usarlo insieme a tutti gli altri pezzi di una strategia di marketing online ha senso. Sapere quali sono le tendenze dei prossimi mesi e capire se possiamo usarle a nostro vantaggio è utile – e in un certo senso anche un po’ divertente. Allora, iniziamo.

L’algoritmo di Instagram (non) fa vedere solo il 7% dei post

«Test: commentate e mettete il like qui, mi permetterà di continuare a raggiungervi con i miei post». Déjà vu? Vi sembra di aver già visto girare una foto del genere da qualche parte? Su Facebook, scommetto, e già da un po’, ma da qualche tempo anche su Instagram.

 

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Un post condiviso da Julien Rol (@julien_rol_official) in data:

La storia è sempre la stessa, ne abbiamo parlato già diverse volte. Per chi era distratto ecco un piccolo riassunto delle puntate precedenti.

➡️ Algoritmo di Instagram e di Facebook: riassunto delle puntate precedenti

La reach di Facebook è crollata in modo inequivocabile già alla fine del 2017, e a gennaio del 2018 ho iniziato a chiedermi se avesse ancora senso usare Facebook.

Molti a questo punto hanno deciso di mollare Facebook e di buttarsi su Instagram. Ma prima di tutto Instagram è di Facebook: quindi come exit strategy non è un granché. Poi nell’autunno del 2018 i due fondatori di Instagram se ne sono andati e al loro posto è arrivata la stessa persona che ha contribuito a far crollare la reach organica di Facebook. In un attimo era di nuovo ora di lottare contro l’algoritmo. LOL 😒

➡️ Algoritmo di Instagram: la versione di Instagram

In ogni caso Instagram nega:

Lo screenshot è di gennaio 2019, e quelli di Instagram sostanzialmente dicono: questa cosa che limitiamo la reach al 7% dei followers non è vera, ti mostriamo i post in base agli account con cui interagisci di più e ad alcuni altri fattori – quanto sono recenti, quanto usi Instagram – e soprattutto non nascondiamo mai i post degli account che segui: se continui a scorrere il feed li vedi tutti.

Sì, Instagram, certo, come no 🤣. Che non ci sia un limite fisso della reach al 7% dei followers può tranquillamente darsi. Che Instagram non nasconda i post può darsi molto, molto meno.

➡️ Ok, ma cosa faccio se poca gente vede i miei post su Instagram?

Se stai cercando trucchetti e consigli per aumentare la reach di Instagram e fregare l’algoritmo sei nel posto sbagliato. Perché Il problema non è Instagram in sé. Il problema sono proprio i social in generale e il loro modello di business, che è vendere spazi pubblicitari.

Prima portano dentro un sacco di gente, poi chiudono i rubinetti e iniziano a chiedere soldi per far vedere le cose che pubblichi. Ormai sappiamo che andrà così ogni volta, è davvero il caso di smettere di stupirsi, di lamentare l’ingiustizia subita e di implorare like e commenti. Invece è il caso di cambiare strategia, smettere di mettere tutte le uova nello stesso paniere e non affidare le sorti del tuo marketing alle decisioni di un social network: è lì per fare i suoi interessi, non i tuoi.

Il plandid: una foto super pianificata che però sembra scattata per caso

Il plandid non è una cosa nuova, ma è un trend sempre più diffuso. Il termine plandid nasce dall’unione delle parole candid (spontaneo) e planned (pianificato), che messe insieme fanno spontaneità pianificata.

Ok, ma cos’è un plandid in pratica? Un plandid è una foto super pianificata che però è scattata in modo da sembrare casuale. Il soggetto è raffigurato mentre cammina e guarda in basso, o ride di gusto, o mangia assorto, o guarda dovunque tranne che in camera, in un ambiente gradevole e dai colori studiati. Una foto tipo questa qui sotto, oppure quest’altra qui.

 

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Un post condiviso da Jack (@jack.on.tour) in data:

Plandid non è un termine dispregiativo, anzi. Spesso sono gli autori stessi a taggare le loro foto con #plandid, un hashtag che dichiara tutto lo sforzo di una foto solo apparentemente non costruita. La crescita delle foto in posa che però devono sembrare casuali – non per fregare il pubblico, ma perché i dati dicono che funzionano meglio – è dovuta alla crescente richiesta di autenticità che in pratica è il super trend di Instagram per il 2019.

Il super trend di Instagram nel 2019: l’autenticità. O meglio: la disarmonia

Ricordate il caso di Scarlett London nel post per Listerine? Ne avevo parlato in questo articolo sui trend del marketing per il 2019. Scarlett London aveva postato la foto del suo finto risveglio, sul comodino il bottiglione di collutorio Listerine ben in evidenza.

Un genere di foto che ha sempre funzionato, che per molto tempo è stata l’estetica dominante di Instagram e che adesso non solo non funziona più, ma genera l’ira di chi la vede e si sente preso in giro per la messinscena.

È chiaro a questo punto che la Instagram life così come la conoscevamo sta morendo. L’armonia a tutti i costi, la tensione verso una rappresentazione della vita in formato quadrato, ispirazionale, selettivo – flat lay ordinati, pochi colori scelti, ritratti sorridenti, tavolate imbandite, mani dirette verso tazze che non toccheranno mai – che per anni è stato il trend dominante di Instagram ha soffocato sia i suoi spettatori sia i suoi creatori.

Al suo posto è arrivata l’autenticità. O meglio: la disarmonia, che sembra autenticità ma non lo è.

 

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Un post condiviso da Joana Ceddia (@eww_its_joana) in data:

➡️ Trend di Instagram: la disarmonia spiegata con i cieli blu lapislazzuli di Giotto

Anche la vecchia estetica super in posa di Instagram – come tutti i generi estremamente normativi – se ne va lasciando il passo al suo opposto. Il genere nuovo che subentra al vecchio viene letto come sregolatezza e spesso scambiato per spontaneità ma è più semplicemente un tipo diverso di scelta consapevole e intenzionale.

I profili dei nuovi influencer sono decisamente diversi rispetto a quelli delle prime blogger. Foto dal basso, sovraesposizioni, pose disarmoniche, immagini sgranate, luci un po’ a caso, capelli unti e brufoli bene in vista. È di sicuro una ventata di aria fresca, che mette in crisi chi era abituato a metterci un’ora per trovare la foto perfetta, e che proprio per questo ha successo. Non bisogna però scambiarla per rinuncia al bello o per maggiore spontaneità.

I cieli blu lapislazzuli di Giotto non erano più spontanei o meno costosi dei cieli dorati di Duccio. È che le campate in lamina oro avevano fatto il loro tempo. Cambia il risultato, il fine è sempre quello. Trovare modi sempre attuali – e quindi vivi, in grado di parlare ed essere capiti – per rappresentare se stessi e la propria figaggine.

I nuovi influencer hanno milioni di followers esattamente come quelli vecchi. Ma quelli vecchi sono, appunto, vecchi. La grid ordinata e tematica, le palette di colori coordinate e le foto falsissime in posa sono una roba da trentacinquenni bolliti coi figli e il mutuo sulla casa 🤮

Chi ha quindici anni in meno non riesce a – né può o vuole – identificarsi con un’estetica del genere. Ne serve una nuova, con nuovi punti di riferimento in grado di raggiungere un target a cui nessuno stava parlando. Un’estetica disarmonica che però non è autentica: è tanto posata e intenzionale quanto quella di prima, ma diversa. Nel frattempo anche i trentacinquenni bolliti della vecchia scuola si accodano: alla fine nessuno vuole passare da sfigato.

 

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Un post condiviso da ☆ emma chamberlain ☆ (@_emmachamberlain) in data:

Sono mesi che ti chiedi cos’è un finsta? Ma un trend di Instagram, of course

Finstagram significa fake Instagram e decisamente non è roba nuova – qui c’è un articolo del 2015 che ne parla 😱. Ne parliamo in questo post perché è una risposta alla necessità di abbracciare la realtà senza rinunciare a una sua rappresentazione esteticamente gradevole e uniforme. In pratica funziona così.

➡️ Il rinstagram è per tutti

I contenuti pubblici, ufficiali, costruiti anche se apparentemente autentici, che si pubblicano per ottenere apprezzamento e approvazione o per comunicare il proprio lavoro e la propria attività si mettono sul rinstagram, cioè il real Instagram, cioè il profilo ufficiale.

➡️ Il finstagram è per pochi

Le cose davvero autentiche, pubblicate davvero al volo senza pensarci finisce sul finstagram, abbreviato finsta, che sta per fake Instagram, cioè un profilo rigorosamente privato pieno di foto buffe o imbarazzanti che sul profilo ufficiale non metteresti mai, ma che non vuoi rinunciare a condividere con gli amici più stretti.

Finsta in inglese è diventato anche un verbo: to finsta, cioè l’atto di postare sul proprio profilo non ufficiale una foto non coerente con l’estetica di Instagram. In italiano, giusto per rendere l’idea, suonerebbe come «dovresti finstare questa foto!»

Quindi ricapitolando: le foto a caso sul profilo finto, le foto in posa sul profilo vero. Giusto per parlare di autenticità.

Body Positivity: parlarne senza che la cosa si trasformi in un boomerang

Arriva l’estate, arrivano le foto in costume. E la critica alle foto in costume, perché sono fuori luogo. E la critica della critica, perché cos’avete contro i nostri corpi di ogni forma colore e consistenza?

È lecito immaginarsi che questo tran tran andrà in onda anche questa estate. Apriamo quindi una piccola parentesi e vediamo cosa fare se usi Instagram per promuovere il tuo brand, ti piacerebbe parlare di Body Positivity, ma non vuoi che la cosa si trasformi in un boomerang.

 

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Un post condiviso da EFF YOUR BEAUTY STANDARDS ™ (@effyourbeautystandards) in data:

Prima di unirsi a questo (o qualsiasi altro) movimento bisogna capire come e perché nasce: come spesso capita, se leggi le istruzioni prima di usare una cosa allora sei anche in grado di prevenire che si rompa, o eventualmente di riparare ciò che non ha funzionato.

➡️ Breve storia del movimento body positive

Nel 2012 Tess Holliday ha fondato su Instagram l’account @effyourbeautystandards, che sta per fuck your beauty standards. Tess Holliday è una delle personalità più influenti in questo movimento, il suo hashtag riunisce ancora oggi le foto di persone che mettono in discussione gli ideali dominanti di bellezza.

L’intenzione del movimento era dare spazio e voce a tutte quelle persone (prevalentemente donne, ma non solo) che fotografando i propri corpi sfidano l’idea di bellezza condivisa dall’immaginario collettivo – magre, pelle liscia, eliminare tutti i difetti – e in questo modo si riappropriano delle proprie storie e della propria bellezza, rinunciando a odiare i propri corpi solo perché non rispondono a criteri imposti dall’industria della moda e del beauty.

Tuttavia, proprio a causa della sua popolarità, il discorso sull’accettare e amare i propri corpi ogni estate viene preso d’assalto proprio dalle immagini che era nato per criticare. Le donne taglia 44 che postano con gli hashtag body positive le foto dei loro volti struccati o delle loro vacanze al mare, e che nel farlo dicono di amare il proprio corpo così com’è, in realtà non stanno partecipando al movimento che Tess Holliday ha formato, ma piuttosto se ne stanno appropriando. Soprattutto se mentre postano queste foto promuovono questo o quel brand.

Intendiamoci: è bellissimo che ognuno ami il suo corpo, ma questo movimento era nato per dare legittimazione e visibilità a un’enorme fetta di persone sotto rappresentate a causa del loro aspetto fisico. Non per permettere alla minoranza dei corpi, già largamente rappresentata, di ottenere ancora più visibilità (dandone magari anche alle loro aziende).

 

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Un post condiviso da EFF YOUR BEAUTY STANDARDS ™ (@effyourbeautystandards) in data:

Per dirla con le parole di Marie Denee: il movimento body positive è diventato uno strumento delle aziende, che nel tentativo di ricavare profitto – e forse anche visibilità – da questo movimento ne hanno cambiato radicalmente la struttura e gli obiettivi.

Il nostro consiglio su questo trend è: andarci con i piedi di piombo, informarsi e formarsi, chiedere una consulenza agli attivisti che ne fanno parte prima di lanciarsi con contenuti che cavalcano hashtag popolari, ma che erano nati per motivi diversi dalla promozione aziendale.

È tutto molto interessante, ma io adesso cosa devo fare?

I trend – compresi quelli di Instagram – non sono fatti per essere seguiti ciecamente. Il punto non è correre a scattare plandid, rincorrere l’autenticità, aprire un finsta per sfogarsi nei tempi morti e mettere in piedi una campagna body positive per le due centrali di agosto. Così come il punto per noi non è dare una ricetta facile da seguire, una lista di «cinque cose pratiche da mettere in pratica subito senza farsi troppe domande».

Il punto è conoscere le direzioni verso cui si muove Instagram e decidere se quelle direzioni ci stanno bene e vogliamo seguirle, oppure no, oppure solo in parte. Prendere decisioni consapevoli e informate per la nostra comunicazione e i suoi obiettivi – non per gli obiettivi di Instagram né per raccogliere facile attenzione e gratificazione facendo quello che stanno facendo tutti o quello che fanno i più fighi. Che spesso i più fighi non sono i più seguiti, sono difficili da scovare (Chiara Arturo, Alessia Glaviano, Nowness, Supreme Copies).

Quindi ripartiamo da qui. Se non ti piacciono le direzioni verso cui si muove Instagram forse è il caso di iniziare a pensare di smettere di usarlo un po’ per volta per concentrarti strumenti e canali che somigliano di più alla comunicazione che vuoi avere.

Se invece hai visto un po’ di plandid e hai pensato «wow, figata», accomodati pure. Segui i profili che abbiamo indicato tra queste righe, smetti di guardare cosa fanno gli addetti ai lavori del tuo settore, apri gli occhi e fai entrare aria fresca. Non avere paura di prendere una pausa – noi lo facciamo spesso, non ne siamo mai morti – e riparti con intenzioni forti e idee chiare.

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