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Enrica Crivello

Grafica fai da te? Ahi ahi ahi!

Sai quell'idea per un logo che hai buttato giù su un tovagliolo in trattoria? Ecco, vieni qui, siediti che ne parliamo un attimo.

Anche oggi come due settimane fa abbiamo avuto un’ospite durante la diretta: Carmen Tortorella, una web e graphic designer che progetta loghi e identità visive per liberi professionisti e piccole/medie imprese. In quasi un’ora passata insieme abbiamo imparato che:

  • l’identità visiva è una cosa che riguarda soprattutto il tuo target;
  • l’identità visiva è una cosa a cui si può lavorare da soli, ma prima ci si affida a un professionista e meglio è;
  • l’identità visiva non è solo il logo, anzi. Tutti gli elementi dell’identità visiva contribuiscono a comunicare il brand, non è che devi mettere sempre e solo il tuo logo dappertutto;
  • l’identità visiva si paga: se pensavi di spendere 50€ è meglio che lasci perdere;
  • c’è sempre più gente che decide di farsi l’identità visiva da sé: ma se sei un graphic designer non è per forza un problema e può anche diventare un’opportunità.

Indovina un po’ a chi e che deve piacere davvero la tua identità visiva?

Bravo: non a te ma al tuo target. È una delle prime cose che ci ha spiegato Carmen: che con i suoi clienti si tratta praticamente sempre di trovare un compromesso tra le cose che piacciono a loro e quello che funziona per il loro target.

Quando si tratta di darsi un’identità visiva è davvero facile cedere alla tentazione di fare finalmente «quella cosa che ti piace tanto», oppure «quella cosa che ho visto fare a quell’altro» oppure «quella cosa che in questo momento stanno facendo tutti», oppure ancora «una cosa diversa, un po’ particolare, non uguale a tutti gli altri».

È facile, è umano, è comprensibile ma è sbagliato. Quando si lavora a un’identità visiva Il punto non è soddisfare i propri desideri né decidere in base a quello che fanno gli altri. Il punto è ottenere qualcosa che comunichi il messaggio giusto per il tuo target. Un messaggio che deve essere colto al volo, che deve mettere subito chi lo guarda nella giusta prospettiva, che deve essere facile da capire e con cui entrare in relazione.

Deve piacere a te? Sì, anche. Ma se un’identità visiva è perfetta per il tuo target anche se non è al 100% quello che pensavi, volevi o avresti fatto tu non importa: è quella giusta.

Famolo strano? Dai, anche no

Con Carmen abbiamo parlato un bel po’ della possibilità di fare da soli. Ultimamente ci sono strumenti di ogni tipo che permettono a chi non sa niente di grafica di mettere insieme una palette di colori, di scegliere logo e font e di creare grafiche da usare sul sito, sui social, sui cataloghi, sui biglietti da visita.

Le cose più importanti che sono uscite fuori da questo discorso sono queste:

  • Farsi fare l’identità visiva fatta da un professionista è sempre la scelta migliore – anche se stai iniziando e hai poco budget. L’identità visiva si applica anche a strumenti di comunicazione «leggeri»: biglietti da visita, volantini, cartoline, social network. Pensaci: stai iniziando, apri i canali social e fai i biglietti da visita e una delle prime cose che le persone vedono di te è un’identità visiva mal riuscita. Decisamente non il modo migliore di iniziare.
  • Meglio evitare i loghi da comprare già fatti o che si possono fare da sé online. Se però l’alternativa non è chiedere un preventivo a un graphic designer ma disegnarsi da soli un logo, scannerizzarlo e usare quello allora pure i loghi già fatti vanno bene.
  • Se decidi comunque di fare da te fai una cosa semplice. Scegli un singolo colore dominante a cui affiancare colori neutri, un solo font da usare per tutto – magari in pesi e stili diversi: normale, corsivo, grassetto eccetera. Se ti aiuta fai una moodboard su Pinterest per tenere insieme le idee e le ispirazioni.

Times are a changin’

Collegato a questo discorso – quello sulla possibilità di fare da soli – ce n’è un altro, speculare: che cosa significa per chi fa il graphic designer come Carmen – o il fotografo, o il web designer, eccetera – lavorare in un mercato in cui i potenziali clienti invece di chiedere un preventivo hanno gli strumenti per fare da soli?

Carmen ci ha detto:

  • che ci si può inserire in questo mercato dando risorse gratuite per insegnare a fare da soli. In ogni caso dopo un po’ chi fa sul serio capisce che da solo arriva fino a un certo punto: e che se vuole andare oltre ha bisogno di far intervenire un professionista.
  • che ci si può inserire in questo mercato vendendo strumenti per fare da soli. Nel caso di Carmen il primo esempio che ci è venuto in mente sono i template da usare su Canva, ma il discorso è più ampio. Spesso questi strumenti per fare da soli diventano marketplace in cui si può andare a vendere qualcosa: farlo è un’opportunità da prendere in considerazione. Chi fa siti ad esempio può smadonnare contro i temi di WordPress o iniziare a vendere temi di WordPress. Il cambio di prospettiva è tutto qui.

Il logo mettimelo più grande, più grande assai

Questo è una specie di luogo comune per chi lavora con le identità visive: i clienti vogliono sempre mettere il logo dappertutto, e in ogni caso il logo deve essere grande, più grande assai.

Carmen ci ha spiegato che:

  • il logo va messo dove serve: e dove non serve no. Ad esempio serve sul sito, ma non serve sulle grafiche per i social o per le foto del blog.
  • Dove non si mette il logo intervengono gli altri elementi dell’identità visiva: i colori, il modo in cui sono associati, i font, eventuali pattern grafici e illustrazioni. Tutte queste cose servono a far ricordare e identificare molto più di quanto non faccia un logo enorme messo dove non serve a niente.

Ah, e quindi avevi messo a budget 50€?

Prima di chiudere abbiamo chiesto a Carmen quanto ha senso che una micro impresa spenda per la sua identità visiva. La sua risposta: un prezzo normale sta in una forbice che va dai 500€ ai 1500€; anche oltre ai 2.000€ se si decide di non lavorare con un freelance ma con un’agenzia.

Autore
Enrica Crivello
Data e luogo
Torino, 05 giugno 2018

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