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Enrica Crivello

Creare un podcast: la nostra esperienza

Come scegliere un tema, dove trovare la musica, che programmi usare per editarlo. Insomma: come progettare un podcast, secondo noi.

Negli ultimi giorni abbiamo lavorato al nostro podcast: uscirà tra una settimana esatta, siamo ai ritocchi finali. Ci piace condividere e quindi eccoci con un video del dietro le quinte e un post per chi vuole creare un podcast e si chiede cosa serve – non abbiamo tutte le risposte ma questa è la nostra esperienza, può valere come confronto.

Questa è la prima parte di una serie di due post: la prossima settimana parliamo di come si pubblica un podcast, perché dopo averlo creato bisogna anche metterlo al mondo.

Cosa serve per creare un podcast

Ascoltare altri podcast

Sei mesi prima dell’uscita del nostro podcast ci siamo dati un compito: ascoltare almeno una puntata al giorno di podcast il più possibile diversi tra loro. Sapevamo che volevamo creare un podcast, lo volevamo da anni, ma la cosa continuava a slittare in fondo alla nostra scala di priorità – per mille motivi, ma soprattutto perché non avevamo le idee chiare: è difficile affezionarsi a un’idea vaga e infondata.

Così ci siamo detti: il primo passo per chiarirci le idee è metterci all’ascolto. Oltre che un compito era anche un piacere – altrimenti che noia – e a forza di ascoltare dopo circa quattro mesi ci sembrava di avere una visione molto più concreta dei tipi di format tra cui potevamo scegliere. Soprattutto: sapevamo per bene che cosa ci piace in un podcast, che cosa preferiamo ascoltare, a che cosa volevamo avvicinarci. È in quel momento, infatti, che ci è venuto in mente il tema di cui parlare.

La lista di podcast che ci sono piaciuti è qui.

Scegliere un tema

Si potrebbe quindi dedurre che scegliere il tema sia stato facile veloce e indolore, una sorta di colpo di fulmine. Ma no, ci sono voluti anni per metterlo a fuoco, anni in cui abbiamo ipotizzato di tutto.

Le due idee che avevano preso una forma più concreta erano queste: leggere le vecchie newsletter e fare delle interviste. Entrambe scartate, la prima perché è vero che le newsletter erano già pronte e che in teoria bastava leggerle, ma in pratica andavano riviste e aggiornate, non ne avevamo voglia. La seconda perché fare interviste è difficile, non ci siamo reputati capaci.

Il tema che ci è venuto in mente dopo mesi di ascolti è stato questo: condividere le discussioni che facciamo mentre lavoriamo alla nostra attività, discussioni che non abbiamo mai condiviso prima e che in alcuni casi sono ancora aperte e irrisolte. Secondo noi sono interessanti perché, al contrario di come si potrebbe pensare, non riguardano noi. O meglio, non solo. Sono episodi che raccontano una storia: quella di due persone che imparano a costruire la propria microattività un pezzo per volta, a botte di prove ed errori. Quella di due #piccolinonsfigati, per dirla con un termine che abbiamo lanciato su Instagram e che ora è anche il titolo del podcast.

Strumentazione per podcast

Da qui in poi, per la mia minuscola esperienza, è tutta in discesa. Una volta che hai le idee chiare sul format da usare e sui contenuti dello show sei a cavallo: potresti aprire il registratore vocale dell’iPhone e registrare il tuo podcast con quello – non sto scherzando, molti lo fanno.

Nel tentativo di ridurre gli sbattimenti al minimo noi abbiamo messo un po’ di materiale fonoassorbente in una nicchia e usato ciò che avevamo già in casa:

  • un microfono Samson C01U PRO
  • collegato a un Macbook Pro
  • che ha registrato l’audio un po’ con Audacity, un po’ con QuickTime, un po’ con OBS.

Per quanto riguarda il software: Audacity è open source, ha molte possibilità e permette un editing avanzato, è la scelta giusta se hai voglia di imparare una cosa nuova. QuickTime è la scelta perfetta per i pigri (eccoci!) ma non ha la barra che ti mostra i livelli dell’audio, quindi non è adatto ai maniaci del controllo (eccoci!). OBS è un programma per fare broadcasting e screen-recording che registra anche l’audio, ha la barra che mostra i livelli, ma crea dei file mp4 che quindi vanno trasformati.

Con il senno di poi ci siamo accorti che se al posto della combinazione microfono+computer avessimo usato il registratore vocale avremmo semplificato ulteriormente le cose (ad esempio noi abbiamo lo ZOOMH1, è un entry-level, lo usiamo per i video e ci troviamo benissimo).

Editare un podcast

Dopo un breve esperimento con Audacity abbiamo deciso che non c’era tempo per imparare a usare un nuovo programma, quindi abbiamo usato Final Cut – un programma di video editing.

Editare l’audio con Final Cut è un controsenso sotto un milione di punti di vista, tranne uno: quello di renderti la vita più semplice possibile, usando le cose che hai già e che sai fare funzionare a occhi chiusi.

Per una lista completa e aggiornata di programmi di video editing date un occhio qui.

Aggiungere la musica

Quando si parla di editing viene in mente anche la questione musica: per noi è ancora aperta, come si vede alla fine del video.

Il problema della musica è lo stesso delle immagini: si può usare solo materiale che si ha il permesso di usare, e il permesso di ottiene in due modi:

  1. direttamente dall’autore, o dalla piattaforma che – in accordo con gli autori – ospita tracce utilizzabili a fini commerciali. Questo permesso si ottiene pagando.
  2. Usando tracce che sono state rilasciate con una licenza che ne permette l’uso, idealmente una licenza CC0 (Zero Copyright).

Quando abbiamo iniziato a fare video siamo partiti con l’opzione numero 2, che è l’ideale se non vuoi spendere, ma che puoi percorrere solo se hai tanto tempo a disposizione. Perché di musica di stock gratis là fuori ce n’è tanta, ma la qualità lascia spesso a desiderare. Se decidete di andare per questa strada vi consigliamo di passare per Soundcloud (magari iniziando a spulciare tra questi autori, molti tra loro rilasciano tracce in CC0).

Questo non vuol dire che se spendi hai accesso a musica di qualità, anzi. Dopo aver provato varie piattaforme a pagamento di musica di stock alla fine ci siamo fermati su Epidemic Sound. Lì sopra abbiamo una licenza “Creator” legata al nostro canale YouTube, quindi con 13€ al mese possiamo usare tutta la musica che vogliamo per i video – siamo contenti perché è musica che ascolteremmo anche in cuffia, una volta finito l’editing. Ma qui si parla di podcast, non di video. E per estendere la licenza di Epidemic Sound a un utilizzo illimitato bisogna spendere 400€ l’anno. Ecco perché siamo arenati, stiamo cercando di decidere se per noi questa spesa ha senso oppure no.

Trascrivere le puntate

A questo punto del processo si presenta la domanda da un milione di dollari: devo trascrivere le puntate? La risposta è no, non devi farlo.

Ma se hai tempo fallo, per una serie di motivi:

  • ti dà la possibilità di inserire dei link per approfondire
  • non è detto che si capisca tutto ciò che dici o che dicono i tuoi ospiti (specialmente se fai interviste su Skype: spesso l’audio è ballerino); inoltre se citi titoli o nomi non italiani è comodo ritrovarli scritti
  • la creazione di un articolo con la trascrizione è anche l’occasione per inserire delle fotografie o degli screenshot che danno contesto, da usare se parli di eventi poco noti, di personaggi storici o famosi, di software, di ricette, e così via
  • trovare una trascrizione permette agli ascoltatori di decidere a priori se ascoltare quella puntata oppure no, e durate l’ascolto consente di andare dritti alla parte che gli interessa ascoltare

È molto più facile fare le trascrizioni se si usa un programma che permette di rallentare la traccia audio mentre la si ascolta. Se si usa un programma specifico per editing audio si può cercare questa funzione lì dentro; noi abbiamo usato VLC. Ascoltarsi al rallentatore è un po’ inquietante, come spiego nel video.

Copertina

E proprio quando sembrava di aver finito tutto e di essere pronti per pubblicare, ecco il grattacapo finale: la copertina del podcast.

Serve un grafico? Sì, se vuoi fare le cose per benino. Ma volendo la puoi fare anche con Canva, che non è la stessa cosa ma per un primo esperimento va benissimo: qui ci sono tutti i template per podcast.

Noi per ora abbiamo deciso di fare una copertina sola (e non una per ogni puntata), quindi tutte le puntate del nostro podcast avranno la stessa immagine. Ce la siamo fatta da soli, come si vede nel video, partendo da un foglio, dei pennarelli e un’idea.

Il risultato che si vede nel video non è quello definitivo: stiamo cercando di capire se ci piace oppure no, ma di sicuro rispetta l’approccio di tutta questa avventura: crea quello che vuoi lavorando con quello che hai, e ricordati che i contenuti sono sempre al centro. 

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