-50% con il codice VIPDELCATASTO fino a lunedì 17/6

Abbonati
Enrica Crivello

Come fare un vlog: la nostra esperienza

È una questione di attrezzatura, ma solo in minima parte: ecco i ragionamenti che abbiamo fatto prima di capire, finalmente, come fare un vlog.

Riceviamo spesso una domanda: «che cosa usate per girare i vlog?». Ecco qui la risposta, in due parti:

  • questo post, che riassume la nostra esperienza e, in fondo, riporta i link all’attrezzatura che usiamo;
  • questo video, per vedere le fotocamere, sentire i microfoni e avere un elenco di video da guardare per imparare di più.

Avere qualcosa da dire

Fare vlog è una questione tecnica solo in maniera marginale. La cosa più importante per noi è stata capire che cosa avevamo da dire. O meglio: come potevamo usare questo tipo di contenuto in modo coerente con la nostra attività, in modo che non fosse uno spreco di tempo e di soldi ma che anzi attirasse nuovi iscritti verso Guido – in modo strategico, in pratica?

Ci abbiamo messo due anni a rispondere a questa domanda. Tanto per cominciare abbiamo fatto un po’ di lavoro tematico: per un lungo periodo abbiamo avuto bisogno di un tema fisso, che era «quanto tempo ci vuole»; intorno a quel tema costruivamo i nostri vlog, con una traccia un po’ rigida che aveva il vantaggio di mettere a fuoco il messaggio: aiutava il nostro pubblico a capire di cosa si trattava e, ad essere sinceri, aiutava anche noi a capire di cosa volevamo parlare.

Non riuscivamo semplicemente a condividere la nostra giornata – lo scopo di un vlog sarebbe questo – e a farlo scavando da essa un tema – è quello che i migliori vlog riescono a fare. Il genere del vlog, quando abbiamo iniziato, era quasi incollato sopra una cosa che volevamo dire. Avremmo potuto scriverci un post, invece giravamo un video. E non è un complimento.

Avere un tema ci ha permesso di iniziare. A ripensarci forse era questa la cosa più importante: fare vlog ci spaventava. Ci attraeva, ma per certi versi (soprattutto a me, che ero la promotrice dell’iniziativa) sembrava potenzialmente sciocco e fine a se stesso. Avere un tema era importante perché ci legittimava: stavamo adottando questo formato sull’onda di un’intuizione, l’idea sembrava buona, ma non volevamo che si trasformasse in un boomerang e venisse letta come «guarda ‘sti aspiranti YouTuber» (a un certo punto abbiamo ricevuto un commento del genere: non c’è niente di male nell’essere YouTuber, ma noi volevamo parlare del nostro lavoro per farlo crescere, non aprire un canale YouTube per cambiare lavoro).

La poesia, la fotografia, le cose cinematografiche

Poi è arrivata la svolta che chiameremo «regista wannabe». Questa fase, che grazie al cielo si è conclusa, ha rischiato di distruggere ogni mio entusiasmo per i vlog. Ecco come ci sono entrata.

A un certo punto ho detto a Ivan: basta fare le cose a caso e poi cercare in fase di editing di tirare su una storia decente. Da ora in poi i nostri vlog avranno tre atti (intro, svolgimento, conclusione) e saranno un piacere per gli occhi. E fino a qui, niente di male.

Il problema è che questo piacere-per-gli-occhi si è trasformato nella ricerca di immagini evocative, di scenari, di B-roll, come direbbe McKinnon, fino al punto che tutte le parti parlate venivano tagliate via. Immaginatemi con un grosso pennarello a tirare righe nere sulle clip in cui Ivan o io parliamo alla fotocamera, riducendole ai minimi termini. Il messaggio diventava quasi secondario: mi importava solo che i vlog non fossero noiosi da vedere, che stupissero. E se poi non dicevano niente?, vi chiederete. È successo anche questo, anche perché nel frattempo non volevo che i video durassero più di 3-5 minuti.

Ogni lunedì (giorno di vlog) entravo in ufficio con tutti questi paletti in mente e come si può ben immaginare ci entravo incazzata nera. Di questa fase butto via quasi tutto: l’estremismo, il letterbox, la ricerca spasmodica di un ritmo che le nostre giornate non hanno e che è sciocco creare in maniera forzata.

Avere una produzione più interessante rispetto a «tengo in mano la fotocamera e me la pianto davanti alla faccia» ci ha però insegnato ad avere un’estetica definita, a usare tutta l’attrezzatura a nostra disposizione, a cercare inquadrature diverse all’interno dello stesso contesto. I nostri vlog sono piuttosto statici perché di lavoro stiamo seduti alla scrivania e battiamo i tasti di un computer; nella fase «regista wannabe» ho imparato a riprendere questa scena da punti di vista diversi e, finalmente, a farci pace.

Come cavolo fare un vlog

La mia maestra delle elementari a questo punto commenterebbe che siamo duri di comprendonio. Ci sono voluti due anni a svuotare batterie, riempire hard disk, fare crashare Final Cut per capire come cavolo fare un vlog.

A inizio novembre dell’anno scorso ho detto a Ivan: «mi è venuta un’idea stupida. Dal primo al 22 dicembre voglio girare e pubblicare un vlog al giorno, lo fanno in tanti, voglio provare anche io». Diciamo sempre agli abbonati di Guido che il loro dietro le quinte non è noioso come pensano, volevo fargli vedere che anche noi ci misuriamo con la stessa sfida – individuare qualcosa di interessante e poi condividerlo, anche se sulla carta sembra impossibile, perché viste da dentro le giornate lavorative sembrano tutte uguali a se stesse.

Dopo il vlogmas abbiamo capito che c’era un sacco di valore a condividere la giornata per quello che è. Il fatto di girare ed editare un video al giorno – e di lavorare nel frattempo – non lascia scampo: filmi quello che c’è, anche se non ti sembra cinematografico, anche se vorresti fare volare un drone sulla Death Valley.

Quasi senza accorgercene ci siamo spogliati sia del bisogno di avere un tema – ci piace averlo, ma non forzarlo – sia del bisogno di avere una produzione pseudo-holliwoodiana. Abbiamo ricominciato a riprendere quello che facciamo nel momento in cui lo facciamo: condividiamo la nostra quotidianità anche senza grandi temi portanti o «effetti speciali». Parliamo del nostro lavoro per quello che è veramente, senza forzature. Che poi è quello che un vlog dovrebbe fare.

Condividersi così come si è senza girarci intorno è difficile, creare contesti ad hoc per risultare interessanti e divertenti è più semplice. Ma il rischio è ritrovarsi a camminare in una direzione che non porta da nessuna parte – e visto che fare video non è facile né veloce, è meglio farlo con la motivazione di chi sa che sta andando proprio dove voleva.

E ora, veniamo alla strumentazione.

Fotocamere

Le fotocamere che abbiamo sono queste, in ordine da quella che usiamo di più a quella che usiamo di meno:

  • Canon 80D, è la nostra macchina principale, quella che usiamo per la maggior parte dei video.
  • Canon G7X, è la camera compatta, fa tutto in automatico, è leggera e sta in tasca.
  • iPhone 7, lo usiamo spesso per i fuori programma: magari siamo in giro e c’è un bel cielo, lo filmiamo con il telefono e lo mettiamo nel vlog di quella settimana o di quel giorno.
  • Prima di comprare la 80D usavamo la Canon 500D. Non ha l’autofocus sui video ma ha fatto il suo lavoro su tutti i video che abbiamo girato dal 2015 al 2017 (per Guido e per il canale YouTube). Questo per dire che si può benissimo partire con ciò che si ha, e poi attrezzarsi pian piano.

Obiettivi

Microfoni

Luci

Seguici sui socialz 🐧

C'è il canale YouTube a cui iscriversi, l'account Instagram da seguire e l'hashtag #guidoseifigo da spulciare. Ci vediamo lì!

Vuoi approfondire? 👩‍🎓

Ecco un po' di consigli tra cui scegliere

Abbonati a Guido

48 raccolte, 262 video, 2 nuovi contenuti ogni mese, 1 webinar per dubbi e domande ogni mese, workshop in classe per gli abbonati, risorse, materiali, esercizi.

Ti abboni per un mese o per un anno, accedi a tutti i contenuti e a tutte le risorse, cancelli quando vuoi.

Abbonati adesso

Non sei sicuro? Iscriviti alla nostra newsletter.

Ti mandiamo: due consigli di marketing ogni domenica mattina, il video della diretta YouTube ogni martedì, gli aggiornamenti sulle nuove raccolte man mano che escono, gli sconti quando li facciamo.

Iscrivendoti accetti la nostra privacy policy