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Enrica Crivello

Come aprire un ecommerce da zero usando Shopify

Quanto costa un ecommerce? Che corriere scegliere? Come creare rapidamente un negozio online? Ecco la risposta a queste e altre domande.

Questo post è il secondo della serie “Come vendere online”. Nel primo abbiamo parlato dei clienti, e più nello specifico di come si fa a mettersi nei loro panni per capire cosa vogliono. Qui invece passiamo all’azione e diamo consigli a chi deve aprire un ecommerce da zero, con tanto di video annesso.

Quando stai aprendo un ecommerce è facile perdersi per strada: le soluzioni possibili sono così numerose e le scelte da fare così tante che il rischio di indugiare a lungo (più a lungo del necessario) nella fase di progettazione è dietro l’angolo. Il nostro consiglio per chi non ha mai avuto un ecommerce è invece quello di aprirlo rapidamente, iniziare a usarlo, vedere come va – a modificare e migliorare si è sempre in tempo.

In questo articolo parliamo di Shopify – ci sono tante piattaforme tra cui scegliere, ma questa ha quattro caratteristiche che ci piacciono parecchio:

  1. è affidabile. E non lo diciamo noi, lo dice il fatto che è in giro da molto tempo e che è usata da ecommerce che più che negozi sono imperi: Colour Pop, Kyle Cosmetics, Jefree Star sono i primi che mi vengono in mente (tutti negozi di make-up, sarà un caso? Chiediamolo alla mia carta di credito).
  2. Si integra con tutto, quindi è facile collegarlo ai canali che probabilmente stai già usando: un negozio di Shopify parla con la vetrina di Facebook, con il lettore di codici a barre in negozio, con Mailchimp e può addirittura essere creato direttamente a partire dal feed Instagram.
  3. Ti permette di crescere nel tempo. Puoi partire con la prova gratuita di 90 giorni, poi passare al piano basic e aggiungere funzionalità quando ne senti l’esigenza (a differenza di un ecommerce sviluppato sul tuo sito apposta per te: quello devi pagarlo tutto subito).
  4. È facile da usare. Qui siamo più nell’ambito delle preferenze personali che delle osservazioni oggettive, ma noi troviamo che l’esperienza dentro a Shopify sia più positiva rispetto ai suoi competitor, senza fare nomi (uno fa rima con BrestaSciop, un altro con Uix, un altro ancora con CheSpace; giusto per non nominarne tre).

Devo per forza passare a Shopify?

No, se hai già un ecommerce e ti trovi bene continua pure con ciò che hai. Ha senso cambiare piattaforma solo se ti trovi in una di queste situazioni:

  • la piattaforma che usi ha cambiato termini di servizio e propone nuove condizioni che a te non vanno più bene: è appena successo, ad esempio, a tanti utenti di Etsy che si sono visti aumentare le commissioni sulle vendite (informazioni più precise sull’aggiornamento di Etsy sono qui);
  • dipendi da qualcun altro per sistemare il negozio, fare aggiornamenti, mettere un banner, fare uno sconto, aggiornare la home page – e non ti va più bene, vuoi essere indipendente pur non avendo particolari competenze tecniche;
  • vuoi affidare il tuo ecommerce a terzi, non ne puoi più di aggiornare a mano i plugin, di stare dietro alle scadenze di hosting, dominio e compagnia bella – in questo caso una piattaforma esterna è la soluzione giusta: paghi un tot al mese ed è tutto compreso.

Quanto costa un ecommerce

Costruire un ecommerce ha sempre un costo, farlo con Shopify non è da meno. In questo momento su Shopify c’è una prova di 90 giorni e poi costa 30€ al mese (con il piano basic, studiato per chi inizia) più le commissioni sulle transazioni.

Per valutare se 30€ al mese sono tanti o pochi bisogna mettere le cose in prospettiva e farsi una domanda diversa: quanto costa un ecommerce? Ivan risponderebbe che questa domanda è sbagliata, che bisognerebbe chiedersi quando costa un ecommerce, non quanto. Ma supponendo di voler fare una domanda sbagliata: quanto cavolo costa un piccolo ecommerce, messo su da zero?

Un ecommerce sviluppato da zero apposta per te difficilmente costa meno di 3000€. Molto facilmente ne costa di più, sky is the limit – e comunque in quei 3000€ non sono comprese molte voci di spesa come hosting, dominio, altri plugin di cui a un certo punto hai probabilmente bisogno.

Che template usare dentro Shopify

Non perdere tempo con la scelta dei template: tutte le piattaforme per ecommerce hanno almeno un template di partenza bianco e basic, semplice, che si adatta a tutto. Per Shopify ti consigliamo come template gratuito Minimal. Lo consigliamo perché ha il supporto ufficiale di Shopify, ci sono le funzionalità essenziali e mette al centro il prodotto – senza fronzoli né distrazioni.

Come template a pagamento consigliamo invece BlockShop. Costa 160 dollari, ha funzionalità più avanzate e layout più curati dei temi gratuiti. Non è il caso di comprarlo subito, ma bisogna tenere presente che con i temi gratis si arriva sempre a un punto morto in cui le tue esigenze superano le sue possibilità; quello è il momento di passare a un template a pagamento.

Traduci tutto

Visto che stiamo usando una piattaforma internazionale bisogna tradurre tutto. Su Shopify la traduzione del tema dipende dal tema stesso, qui ci sono indicazioni esatte su come gestire le traduzioni.

Cosa scrivere nelle schede prodotto

Passiamo alle schede prodotto. Questo è un mondo a sé, ma cerchiamo di toccare in breve i punti principali, che possono essere riassunti in un punto solo: bisogna pensare alle schede prodotto dal punto di vista dei clienti.

Metti dentro alle schede tutte le informazioni utili a chi vorrebbe comprare. Tieni presente che il tuo cliente è lì che valuta ma è indeciso, ha dei dubbi riguardo all’acquisto. La funzione della scheda prodotto è rispondere alle domande che il cliente si sta facendo e accorciare il percorso che sta tra «mi piace» e «lo prendo». Le schede prodotto vengono spesso scritte avendo in mente solo la SEO, dimenticando che rivestono una funzione vitale nel costruire una relazione con il potenziale cliente: vanno pensate come parte di una conversazione, un po’ come si farebbe all’interno di un negozio.

Cosa scrivere, dunque, nelle schede prodotto?

  • Inserisci prima di tutto le caratteristiche essenziali: dimensioni, peso, composizione, descrizione accurata di texture, forma e colore.
  • Aggiungi eventuali informazioni sulla cura del prodotto: come si tiene pulito/bello l’oggetto che sto per acquistare? È fragile? Dove devo riporlo? Quanto dura?
  • La guida alle taglie è importante non solo per i vestiti, ma per tutto ciò che si indossa: zaini, cappelli, gioielli. A volte anche per oggetti che potrebbero avere dimensioni molto diverse e la cui foto non è esplicativa: la tazza che sto guardando contiene un caffè trangugiato di fretta prima di uscire o contiene una lunga pigra mattinata di caffè sorseggiato lentamente, dimenticato e riscaldato innumerevoli volte in microonde (ah: può andare in microonde)?
  • Aggiungi tutte le cose che diresti in persona per vendere quell’articolo: se hai un negozio fisico è più facile, pensa alle domande che ti fanno su quell’articolo; altrimenti scrivi perché hai deciso di inserirlo a catalogo, «lavoriamo bene con questo marchio, nostra figlia ha ricevuto in dono un loro pupazzo di pezza quando aveva tre mesi e quindici anni dopo è ancora intero nonostante i passaggi in lavatrice».
  • Scrivi tutto ciò che ha a che fare con la sostenibilità e l’impatto ambientale di quell’articolo.

Mettere a norma un ecommerce

Tutti gli ecommerce vanno messi a norma; dentro a Shopify puoi fare l’integrazione con Iubenda per gestire cookie policy e GDPR, segui la guida ufficiale. Per quanto riguarda le condizioni generali di vendita, che includono anche la politica dei resi, puoi usare il generatore di Shopify.

Ricorda che puoi decidere, a puro scopo di marketing, di estendere i diritti stabiliti dalla legge: puoi effettuare rimborsi anche oltre i 14 giorni, decidere che il reso è sempre possibile e così via. Queste scelte ti renderanno più competitivo.

Integrare l’ecommerce con la mailing list

Gli ecommerce vanno sempre integrati a una mailing list – anche se per ora non hai indirizzi, né idea di cosa scrivergli (per aiutarti puoi guardare Cosa scrivere in una newsletter). Shopify si integra con Mailchimp, Mailerlite e altri sistemi.

L’iscrizione alla mailing list deve essere visibile in tutte le pagine del sito e naturalmente proposta a chi compra. È importante avere gli indirizzi email dei tuoi (potenziali) clienti perché fare advertising per avere indirizzi email è costoso. Non bisogna sprecare l’occasione di averli gratuitamente.

Già che ci sei attiva subito un’automazione per il recupero del carrello. Non avere paura di essere molesto: il 40% delle email relative ai carrelli abbandonati vengono aperte – e questo significa che le persone sono interessate a riceverle. Se imposti questa automazione da dentro Shopify sappi che puoi impostare una mail sola, ma sarebbe meglio mandare una serie di email: due o tre, la prima con su scritto «ehi riapri il carrello», la seconda con uno sconto a tempo, la terza con uno sconto più grande. Quindi se puoi fai gestire queste automazioni direttamente da MailChimp, Mailerlite o dal sistema che usi.

Gestire le spedizioni

Per velocizzare e semplificare le spedizioni noi consigliamo di usare e-motion – non ci sponsorizza, ma lo usiamo e ci troviamo molto bene. In pratica funziona così: colleghi il tuo ecommerce alla piattaforma di e-motion e sincronizzi gli ordini. Lui ti prepara automaticamente le etichette e ti prenota il corriere per il ritiro nella data che selezioni. Le giacenze si aggiornano automaticamente, e puoi seguire tutto il percorso del pacco da un’unica piattaforma. Comodo, no?

Sistema di pagamento

Infine bisogna prevedere un sistema di pagamento. Qui la regola è che va bene dare più scelte, ma non bisogna esagerare: troppe opzioni di pagamento rischiano di rendere la pagina di checkout difficile da usare. La carta di credito va prevista, il bonifico secondo noi andrebbe evitato (perché gli ecommerce servono a farsi pagare subito) – a meno di non vendere oggetti particolarmente costosi.

PayPal meriterebbe un discorso a parte, che magari un giorno faremo. In breve: noi lo sconsigliamo, ma essendo così diffuso tende a essere usato dai clienti, soprattutto da chi non ha l’abitudine di pagare direttamente con propria carta di credito. Bisogna quindi trovare un equilibrio tra la pessima esperienza che PayPal offre ai venditori e l’abitudine dei clienti a vederlo come opzione al checkout.

E questo è tutto per quanto riguarda la creazione di un ecommerce da zero! La prossima settimana parliamo di come vendere online senza ecommerce.

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